giovedì 26 dicembre 2013

LE MIE PASSIONI - Il vino


Il vino è stato scoperto casualmente nel neolitico, circa 10.000 anni fa, quando gli uomini che deponevano l’uva in certi contenitori per conservarla capirono che dalla fermentazione naturale era nato qualcosa di sublime. La Genesi attribuì a Noè l’invenzione del processo di lavorazione del vino e Gesù Cristo lo scelse come specie sotto cui celare il suo sangue. Oggi chi celebra la Messa beve un sorso di vino. Vin Santo, naturalmente. Durante l’Impero Romano divenne bevanda quotidiana. E tale è stata per lunghissimo tempo, nella civiltà contadina. Oggi i giovani che bevono birra, coca e altri intrugli non sanno che cosa si perdono, non sanno che rinnegano un pezzo di storia dell’umanità. 

Visitare una cantina antica piena di botti è fare un viaggio nella cultura. E' un luogo mistico, le voci rimbalzano opache fra le pareti di pietra e il legno robusto dei tini. Profumi, aromi. E' un'atmosfera quasi religiosa. Io sono nato in campagna, dove le osterie erano il luogo di ritrovo degli uomini dopo una giornata di duro lavoro: entravi e gustavi l’odore inebriante del vino assieme a quello del bancone di rovere e all’allegria dei clienti, veniva portato sui tavoli in contenitori da un litro, mezzo litro e un  quartino. Nelle case, a tavola, non mancava mai la caraffa di vino, bianco o rosso che fosse.
L’Italia è tutta un vitigno, è il maggior produttore mondiale di uva con quasi 90.000 quintali l’anno: dal Piemonte al Friuli, dalla Toscana alla Puglia, dalla Sicilia alla Sardegna ci sono vigne. Che danno vini dolci e secchi, frizzanti e stagionati, bianchi, rossi, rosati, passiti. Da qualche anno è entrato in produzione il Vino Novello, fatto con l’ultimo raccolto. Tutti rigorosamente racchiusi in bottiglie di vetro con tappo di sughero: è un parere personalissimo, ma considero il vino in scatola che si vende oggi uno sgarbo alla cultura. Aprire una bottiglia fino a 1966 non era facile: il cavatappi era costituito da una vite che si infilava nel sughero per estrarlo poi a forza di braccia, tenendo magari la bottiglia fra le ginocchia. La cosa divenne molto più semplice il giorno in cui, feritosi ad una mano in questa operazione, un genio della meccanica inventò il cavatappi a leva: quello che avvolge il collo della bottiglia con una campana mentre una vite si inserisce nel turacciolo. La semplice pressione di una mano aziona due leve e porta a termine l'operazione. Sapete chi era questo genio? Tullio Campagnolo, quello del cambio delle biciclette! Il quale avrebbe inventato anche lo schiaccianoci.
I nostri vini più famosi nel mondo sono il Brunello di Montalcino e il Vino Nobile di Montepulciano che vengono dalla Toscana, patria anche del Chianti. Personalmente non ne sono mai andato matto, troppo forti. Il mondo è suggestionato da questi nomi ormai leggendari e li acquista anche solo per esibirli agli amici.
Non sono da meno dei toscani i vini piemontesi Barbera e Nebiolo; i veneti Bardolino, Teroldego, Recioto, Pinot, Cabernet; il Marsala siciliano, il Moscato del meridione, il Cannonau della Sardegna, i vini dei Castelli romani, il Tocai friulano. In Emilia-Romagna abbiamo il Sangiovese, l’Albana, il Trebbiano, i frizzanti Lambrusco e Pignoletto. I buongustai a tavola si permettono un vino diverso per ogni tipo di portata ed è un delirio del gusto: bianco leggero con la pasta, bianco secco per il pesce, rosso robusto con la carne. Magari alla fine del pasto si possono intingere i tarallucci in un bicchiere di frizzantino. Bere il vino è un'arte. Innanzitutto bisogna scegliere il tipo di bicchiere adatto: quelli col calice grande e panciuto, oltre a facilitare il mivimento di roteazione per ossigenare il vino, consentono di cogliere appieno il profumo del vino rosso. I vini liquorosi vanno versati in calici che si restringono verso l'alto per conservare meglio gli aromi. Il vino va poi annusato, osservato, preso a piccoli sorsi, degustato in bocca, ingerito con calma e sapienza. Quello rosso va aperto un'ora prima, quello bianco subito prima di berlo, quello frizzante o spumante deve essere freddo. Le bottiglie vanno sistemate in appositi scaffali in un luogo fresco ma asciutto, poste orizzontalmente o leggermente inclinate verso l'alto. Ogni tanto è bene girarle per muoverne il contenuto. Un rito.
In assoluto il vino più prezioso e quasi introvabile, la gemma dell’enologia Italia, è il Picolit, un vino dolce prodotto solo su alcuni colli udinesi e goriziani. Prezioso perché ricavato da grappoli che hanno soltanto 10-15 acini dorati (foto sotto): se ne producono 5.000 ettolitri l’anno. Costa una piccola fortuna, ma se lo trovate vale la pena portarselo a casa. E' assoltamente divino. Meno conosciuto ma non meno delizioso è lo Schioppettino, dolce anche lui, della Venezia Giulia. 

E a proposito di vini dolci non va dimenticato lo stupefacente Vin  Santo di Sant’Angelo in Vado, nelle Marche, che è anche la patria del tartufo bianco. Di vino ormai ne bevo pochissimo, un piccolo bicchiere ogni tanto. Ma nella taverna di casa mia ho sistemato in bella vista una piccola collezione di bottiglie mai aperte e per me preziose: ho un Taurasi (da Avellino) del 1969, un Cabernet del 1985, un Moscato di La Geria preso a Lanzarote (Canarie) dove la vite viene fatta crescere in buche a imbuto scavate nel terreno di origine vulcanica e coperte di cenere lavica. E ho vini con etichette speciali: uno per l’inizio del terzo millenio, una con sopra l’immagine di Carnera, uno con quella di Bottecchia. Li guardo con compiacimento. E con nostalgia. In vino veritas, si dice: è vero, perchè apre il cuore.

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