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lunedì 10 febbraio 2014

RIFLESSIONI - I nuovi barbari


“Cosa faresti con la Boldrini (presidente della Camera dei Deputati, n.d.a) in macchina?”. E’ il twitt apparso sul sito di Beppe Grillo a febbraio 2014, volutamente teso a scatenare le più diverse oscenità: è un segno di disagio, mentale e comportamentale, del comico leader del Movimento 5 stelle. Il degrado dei modi e del linguaggio è sinonimo della decadenza della nostra epoca e di un paese, il nostro, che si definisce civile. E’ indice di un generale scadimento dei valori nella famiglia, nella scuola, nelle istituzioni, nella politica. Valori che da sempre sono alla base del vivere civile: rispetto, educazione. Quelli che blaterano e agiscono con volgarità lo fanno chiamando in causa la modernità, la disinibizione, la spontaneità. Sono solo dei limitati dotati di enorme arroganza. Non sanno nemmeno di cosa parlano, perché la volgarità diffusa comparve alla fine degli anni 80, più di 25 anni fa. 
Non parlo solo di politici, ma dell’agire della gente comune, del linguaggio dell’informazione. “Cuore”, supplemento satirico de l’Unità, si divertiva a mettere nei titoli la parola “culo”, in televisione si sentiva per la prima volta dire “cazzo”, persino una bestemmia. Vittorio Sgarbi cominciò a costruire il suo personaggio di intellettuale rissoso quando nel 1989 al Costanzo Show a una insegnante che aveva letto una propria poesia disse con violenza: “Lei è una stronza”. Luciana Litizzetto, che pure ha alle spalle una notevolissima carriera piena di riconoscimenti, ha creduto bene di affidare la propria popolarità alla scurrilità delle sue battute: pare che merda culo cazzo troia siano parole irrinunciabili. Berlusconi definì “culona inchiavabile” la Merkel dopo aver dato all'"abbronzato" ad Obama. Calderoli, leghista una volta intemperante, ancora un anno fa paragonava il ministro Kyenge ad un orango.
Umberto Bossi (che non conosce la storia altrimenti avrebbe saputo che gli italiani hanno invaso mezzo mondo), a parte la volgarità delle parole (“Io col tricolore mi pulisco il culo”), cominciò a usare minacce (“Centomila bergamaschi sono pronti con i fucili alla secessione”) in grado soltanto di intaccare le menti più labili e non di provocare quella rivoluzione illusionaria che andava predicando contro i meridionali e gli immigrati: se vuoi fare una rivoluzione vera devi avere al fianco qualcosa di più solido, mica delle chiacchiere insulse. Adesso sono di moda i “grillini”, che agli ordini di un comico fanno le loro battaglie con arroganza e supponenza. Anche loro vogliono rivoluzionare lo Stato e cavalcano la rabbia della gente usando offese e atti di bullismo non immaginando che alla lunga la gente si stancherà della loro vacuità. La volgarità ha ormai intaccato ogni settore della vita sociale. Vai su un autobus e inorridisci a sentire parlare gli studenti, che si credono “grandi” esibendo il linguaggio osceno. A scuola dilaga il bullismo. Le famiglie se ne disinteressano: tv e videogiochi bastando a educarli, pensano. La politica è diventata strumento per l'affarismo più cinico. Il Vaticano è scosso da casi di pedofilia. Negli stadi le scurrilità la fanno da padrone: “Juve merda” è il più quotato slogan fra i cervelli atrofizzati. “Tutti allo stadio porca puttana” diceva il cartellone di non so quale tifoseria: caspita che battuta! Nelle intenzioni del suo ideatore quella esclamazione doveva servire a dare forza al messaggio e invece lo sviliva. Che tristezza!


giovedì 30 gennaio 2014

RIFLESSIONI - Ma cos'è l'arte?


L’italiano, lingua espressiva quanto nessun’altra, ha una parola anomala: “arte”. Significa tutto, e quindi non significa niente. C’è l’arte culinaria e l’arte di Leonardo. C’è l’arte tessile e quella pittorica. Ci sono le arti marziali e quella architettonica, l’arte pedatoria e quella canora. Volendo, tutto è artistico. Dai gioielli ai fumetti, dagli affreschi di una chiesa alle note di Beethoven. Sintetizzando, arte dovrebbe essere tutto ciò che è creativo e suscita emozione. Ma distorcendo questo concetto, da tempo c’è anche gente che spaccia per arte delle “cose” prive di senso. Non mi dovrei azzardare ad esprimere giudizi, essendo incompetente della materia: ma ho un’età e soprattutto una condizione di vita che mi autorizzano ad abbandonare ogni prudenza. Voglio dire la mia.
Se vai in un museo di “arte contemporanea” vedi le opere più strambe. E’ arte uno stivale azzurro appoggiato su uno sgabello come quello esposto al Museo Guggenheim di New York? E’ arte quel mucchio di tessuto rosso infilato in certi bastoni e piazzato al centro di una sala di una mostra di Bilbao? A Bari, a fine febbraio 2014, una donna delle pulizie ha buttato tra i rifiuti alcuni cartoni abbandonati: erano un'"opera d'arte" contemporanea, valevano 10-12.000 euro! Trovo difficile legare il concetto di arte con un quadro di Lucio Fontana: tagli in una tela (foto in alto). Eppure è un artista celebrato da molti critici, parecchi dei quali per elogiare il nulla usano “l’arte oratoria”: parole difficili e bellissime che non significano niente. Una volta uno di questi si esaltò davanti ad un quadro imbrattato di vari colori, scrisse che esprimeva l’infinito dei sentimenti e non so cos’altro di tanto profondo. Solo dopo seppe che quel quadro l’aveva realizzato uno scimpanzè su istigazione di un tale, scettico verso certi artisti.
E’ arte quella mano di quasi cinque metri col dito medio alzato di Maurizio Cattelan che il Comune di Milano nel 2010 acconsentì ad installare in Piazza Affari pur tra mille polemiche? E’ arte quell’assurdo monumento di due tonnellate di acciaio piazzato a Roma a gennaio 2014 davanti al Circo Massimo che poi è stato rimosso e, spero, buttato nella spazzatura? Per me può essere arte, "street art", il Papa superman dipinto su un muro di Roma da Mauro Pallotta: non è stata d'accordo l'azienda municipializzata dei rifiuti che lo ha subito fatto cancellare "per motivi di decoro", lasciando poi la città eterna piena di spazzatura come al solito e spolverando ogni giorno il murales di Totti. Allora diciamo che arte è un concetto estremamente soggettivo, parola priva di senso. Pensate che Cicciolina si è definita un'"artista". E' una pornostar e basta.
Ho provato tante volte a mettermi davanti ad un soggetto per me incomprensibile: ci sono stato per molti minuti tentando invano di farmi uscire qualcosa dall’anima, un’emozione, un sentimento, una riflessione. Ho visto soltanto un imbroglio. Oggi tanta gente con un certo orgoglio per darsi un'identità si definisce artista: forse ha paura di apparire “senza arte né parte”, cioè insignificante. Un fatto è certo: questa gente conosce “l’arte di arrangiarsi”.

sabato 11 gennaio 2014

RIFLESSIONI - Dopo la morte


L’umanità è sempre stata tormentata da due grandi misteri, l’uno legato all’altro: l’universo e la morte. Attorno ad essi ruotano da millenni domande che non hanno risposte certe nonostante vi si siano applicati fior di scienziati e studiosi. Che cos’è l’universo? Quanto è grande, e chi l’ha messo lì? E poi: che succede quando uno muore? Finisce tutto o c’è il leggendario “aldilà”? Le risposte a mio parere sono condizionate da un limite connaturato al nostro essere: parliamo di questi misteri come se fossimo certi di essere gli unici abitanti dell’universo. E se c’è vita su altri pianeti o mondi ancora sconosciuti, come la pensano da quelle parti? I misteri sono talmente inesplicabili che per avere parvenze di risposte attendibili si è sempre fatto ricorso al “soprannaturale”, all’esistenza di un’”anima” che è una specie di coscienza senza tempo. Per i culti orientali – buddisti, induisti, sikh, ecc. – dopo la morte c’è la reincarnazione, cioè il passaggio da una vita terrena ad un’altra: rinasci in un’altra persona. 
Per le religioni africane tradizionali i morti diventano spiriti protettori dei vivi. L’ebraismo dice che dopo la morte “l’anima” raggiunge tutte le altre nello Shoel – una specie di soggiorno dei morti – in attesa del giudizio finale da parte di Dio. Anche l’islamismo afferma che ci sarà un giudizio finale e che Allah deciderà chi è destinato all’inferno e chi invece alla luce eterna. I kamikaze di Al Qaeda si ammazzano col miraggio di avere come premio nel paradiso di Allah un certo numero di vergini a loro disposizione. Il cattolicesimo dice che dopo la morte ci sono tre diversi tipi di destinazione: inferno, purgatorio, paradiso, anche se la Bibbia - in cui spesso puoi leggere tutto e il contrario di tutto a seconda degli autori dei vari libri - parla solo di paradiso e inferno, popolati da angeli e diavoli. Dante Alighieri 700 anni fa ci ha costruito sopra il suo capolavoro, la Divina Commedia. Mi chiedo anche: si parla sempre e solo di uomini: e gli animali che hanno un cuore e sangue nelle vene come noi che fine fanno? sono esclusi da un eventuale futuro dopo la morte? Se sì, non hanno un’anima. Ma questo chi lo ha deciso? Non sono “creature di Dio” anche loro? E mi chiedo ancora: nell’ipotetico aldilà stanno tutti insieme i seguaci di Allah, Budda e di Dio o c’è qualche distinzione? O il Dio dell'uomo è uno solo con nomi diversi? C’è chi si è risvegliato dal coma e ha raccontato di aver vissuto in una luce meravigliosa: era il paradiso o cosa? E se quel malcapitato era un peccatore non avrebbe visto alcuna luce ma sentito il calore delle fiamme dell'inferno?
Vorrei tanto “credere” che la mia vita non finisce assieme al battito del cuore, se non altro per poter comparire in sogno a mia moglie regalandole i numeri del lotto. Ma non ci riesco: sono troppe le domande che restano inevitabilmente senza risposta. Troppe le bugie e le ipocrisie costruite attorno a questi grandi misteri. Fortuna che fra non molto potrò assolvere tutte le mie curiosità in proposito. Ma non credo che potrò raccontarvelo.

giovedì 9 gennaio 2014

RIFLESSIONI - La moda del tweet


Il cammino dell’umanità è sempre stato segnato periodicamente da scoperte e invenzioni che ne hanno cambiato il percorso in maniera determinante. Pensate alla scoperta di nuove terre o di un farmaco, all’invenzione del motore, della luce, del telefono senza fili, della televisione. Oggi ci troviamo al centro di una rivoluzione sconvolgente i cui effetti sul nostro destino sono ancora sconosciuti. Il tutto è successo poco più di una ventina d’anni fa. Nel 1990 il cellulare era un oggetto praticamente sconosciuto. Ricordo che il presidente della Federcalcio Antonio Matarrese ne fece regalo ai calciatori azzurri che partecipavano al Mondiale italiano. Pareva una stravaganza per ricchi, oggi non c’è chi non ne abbia uno. E’ utile, anche se c’è chi ne abusa per sparare sciocchezze, specie inutili sms. E pensate al computer. Nel 1996 da noi c’erano ancora la telescrivente e il fax. Oggi del pc non ne puoi fare a meno. Tantomeno di internet. Dopo, è stato un continuo e velocissimo evolversi di questi oggetti che hanno stravolto e stanno stravolgendo le nostre vite. E il nostro cervello. Sì, perché la rivoluzione in atto – a differenza delle altre - tocca direttamente la nostra testa. Non parliamo più l’uno con l’altro, ci muoviamo di meno: fanno tutto computer e i derivati dei cellulari, iPad, Smartphone, ecc. Non giudico, sono solo molto perplesso. E non appartengo alla categoria di quegli anziani che rifiutano le rivoluzioni generazi0nali.
Oggi è di moda “twittare”: cioè scrivere anziché parlare, individui isolati davanti a uno schermo che comunicano solo in maniera indiretta, magari esaltando il proprio narcisismo e cercando consensi. Twitter è un cosiddetto social network creato a San Francisco nel 2006 e non vuol dire “cinguettio” perchè in origine si chiamava “twttr”, che nelle intenzioni del suo ideatore era un “flusso di pensieri”, una maniera nuova di comunicare, uno strumento di informazione. Solo dopo è stato associato all’uccellino che, chiuso nella sua gabbia, sparge suoni al vento. Così era il pennuto inventato dopo il 1946 dalla Warner Bros, che in origine si chiamava Orson in omaggio a Orson Welles di cui Bob Clampet, ideatore del personaggio di Tweety, era ammiratore. Tweety, in italiano Titti,  era un canarino che protetto dalla sua gabbia, era sempre impegnato a fuggire agli agguati di un gatto, Silvestro. "Twittare" è un modo per nascondersi, per non guardare in faccia l’interlocutore, e quindi anche per dire le cose più oscene e terribili: specie fra i giovani, ma non solo. Minacce e offese vengono sparate senza pensare alle conseguenze: vigliaccamente c’è chi ha augurato la morte a quella ragazza che difendeva la sperimentazione sugli animali, cosa che le ha allungato la vita; c'è stato chi ha ingiuriato Bersani steso in un letto di ospedale, chi tortura gay e nemici vari spargendo infamie, chi fa del bullismo. Tanto che adesso si vuole regolamentare la faccenda. Impossibile, a mio parere: gli idioti non moriranno mai. Persino i politici, i giornalisti, i personaggi pubblici si scambiano insulti o sparano stupidate via web: troppo rischioso e antiquato dare dell'imbecille a uno guardandolo negli occhi. Più facile scriverlo, magari cancellandolo un'ora dopo come se nulla fosse successo. A fine 2014 il 70enne Bruno Vespa, per propagandare il suo programma che avrebbe parlato dei gay, ha scritto una frase maldestra che ha scatenato l'ira degli omosessuali: sarebbe stato meglio se avesse usato la parola. Ma twitter è tanto di moda e anche lui non ha resistito alla tentazione!  Leggo a febbraio 2014 che gli utenti di twitter sono in calo e che il titolo è crollato a Wall Street: forse qualcuno comincia a capire l'insensatezza di un tale strumento di comunicazione. Penso al futuro dell’uomo, fatto di sola testa, un mostro: forse arriveremo al teletrasporto, alla telecinesi, alla lettura del pensiero, le potenzialità del cervello umano sono ancora sconosciute. Peccato solo che in tutto questo fermento di cervelloni nessuno sia ancora riuscito a scoprire come stroncare un tumore.

sabato 28 dicembre 2013

RIFLESSIONI - I veri animali siamo noi


Ho visto mia nonna tirare il collo alle galline e mio nonno ammazzare un maiale. Ero molto piccolo e guardavo indifferente, come tutti i bambini di campagna non educati a un certo tipo di sensibilità verso gli animali. Ricordo solo gli acuti stridii del maiale e il singulto secco dei polli. Quelli mi sono rimasti in mente. E se ci ripenso adesso, rabbrividisco. Dopo ho avuto per “amici” un cavallo, alcune mucche, un cane e decine di gatti. E ho scoperto la loro sensibilità, il loro avere dei sentimenti quasi umani. Oggi scaccio le mosce, evito di pestare le formiche, ammazzo solo le zanzare. Un giorno ho salvato un merlo che era entrato nella cappa del camino, un altro ho curato in casa un piccione che si era spezzato un’ala: quando l’ho lasciato andare per un po’ mi ha svolazzato intorno. Amo tutti gli animali, odio le donne che ostentano pellicce di visone, se potessi andrei ad ammazzare i cacciatori di foche e di elefanti che li uccidono per pelle e zanne. 
Non sopporto ogni tipo di crudeltà dell’uomo nei riguardi degli animali, non sopporto anche solo ciò che sfiora la crudeltà: le corse dei cani, le corse dei cavalli (spesso drogati per vincere), il Palio di Siena dove quasi ogni volta muore un cavallo o perché scivolato sull’asfalto o perché imbottito di stimolanti. Faccio il tifo per i tori di Pamplona che, lasciati liberi nelle strade, impazziscono di paura davanti alla gente urlante che si diverte a provocarli e a scappare; godo quando uno di loro riesce a incornare un imbecille per di più incauto. Odio chi importa animali esotici strappandoli dal loro ambiente naturale per il solo gusto di esibirli: una volta in una discoteca di Bologna è stato trovato in una vasca un piccolo coccodrillo. “Sei un animale” si dice per offendere qualcuno. E questo la dice lunga sul persistere di un sentire comune. I veri "animali" sono i ragazzini che ancora si divertono a torturare cani o gatti. E "animali" sono i cacciatori, ipocriti che sparano senza ritegno a cervi, orsi, uccelli e a tutto quello che si muove, compresi altri cacciatori, protetti dalla lobby dei produttori di armi. Hanno inventato il tiro al piattello ma loro fingono di non saperlo: è troppo difficile da colpire, meglio un capriolo che sta brucando o qualche volatile che mettono nel mirino con la scusa di sfoltire la specie. La caccia una volta era una necessità, oggi è un sadico divertimento. E anche ipocrita: pensate che l'hanno chiamata "lo sport della caccia"! Nel 2005 è stata proibita in tutto il Regno Unito la caccia alla volpe, che era una "tradizione" secolare. Una povera volpe veniva individuata, stanata e inseguita da una moltitudine di cani decisi a sbranarla e da un nugolo di "nobili" britannici a cavallo tutti eccitati all'idea di ammazzare quel piccolo animale: questo scappava terrorizzato, cercando una via di fuga, finchè cedeva per sfinimento e veniva fatta a pezzi da cani e cacciatori. Caspita che impresa, questa di quei "nobili"! Il tragico è che la caccia alla volpe è stata ripresa a Premariacco, in provincia di Udine, dove dei sadici soggetti accompagnati da una torma di cani si divertono a rincorrere e ad ammazzare questi animali: lo fanno, dicono, "con finalità sanitarie". Che ipocriti!
Ovviamente ce l’ho a morte con chi allestisce con cinismo combattimenti fra animali chiamando in causa ipocritamente le “tradizioni culturali”, ma in realtà godendo dello spettacolo e vivendo sulle scommesse di altri fanatici. In Italia i combattimenti fra animali sono stati vietati per legge nel 2004. Ma a Palermo proliferano i combattimenti fra cani. Nell’America latina, ma anche nelle Filippine, nel Sud Est asiatico, persino in Francia e in Andalusia, si divertono a guardare due galli che lottano fino ad ammazzarsi: è una cosa nata in Persia nel 4000 a.C. Adesso non ha più senso. Sono inorridito quando ho saputo che in Val d’Aosta si divertono a guardare il combattimento fra due mucche gravide. Era una "tradizione" del 1600, adesso ci si divertono famiglie intere con bambini al seguito. Queste povere mucche non ne vogliono sapere e vengono spinte l’una contro l’altra a bacchettate sul muso. E’ una barbarie inconcepibile nel terzo millennio.  Così come "la tradizione" dei cavalli che vengono lanciati sul fuoco a San Bartolomeo de Pinares (foto sopra a destra), nel centro della Spagna: qui secoli fa una epidemia uccise tutti i cavalli e allora ci fu chi pensò bene di salvaguardare i superstiti lanciandoli attraverso il fuoco per "purificarli". Oggi si divertono un sacco a vederli nitrire spaventati mentre per tradizione si purificano. Disgustoso.
Ma la cosa più oscena è la corrida, tipica della Spagna, dell’America meridionale, ma anche del Portogallo e di certe zone del sud della Francia. Alle Canarie l’hanno vietata nel 1991, in Catalogna nel 2012. 

C’è un toro che viene fatto infuriare infilzandolo con la punta di una lancia. Entrato nell’arena, viene ancora provocato da uomini a cavallo che gli piantano nel dorso punte acuminate. Saranno dieci contro uno: che coraggio eh? Poi entra, acclamato dalla folla, un cretino tutto bardato a festa chiamato torero il cui compito è quello di finire il toro. Prima lo provoca sventolandogli davanti al naso un pezzo di stoffa rossa: il toro ferito lo attacca e quello si scansa, e la gente va in delirio perché il toro sanguinante è stato beffato. Dopo un po’ di questi giochetti il torero tira fuori una spada seminascosta vigliaccamente dietro al drappo rosso e, se il pubblico non chiede la grazia per l’animale, lo infilza nel collo con cinismo. 
Capita a volte che il povero toro pazzo di rabbia e di dolore riesca a prendere a cornate quel vigliacco del torero che viene salvato da un nugolo di altri suoi compari. E io applaudo il toro. Una volta ho visto in tv un toro arrabbiatissimo che si è scagliato contro le transenne invadendo le tribune: quei vigliacchi che prima ridevano adesso cercavano di scappare urlando e pieni di terrore. Non leggo quasi niente di Hemingway che era un appassionato di corride: diceva che era "una forma d’arte sublime", ci scrisse anche un libro, Morte nel pomeriggio. Un tipo così ovviamente ebbe una vita scombinata e turbolenta, alla fine diede segni di squilibrio mentale e di crisi maniaco-depressive com'era naturale che fosse. Vinse il Nobel nel 1954 ma io gli salvo solo "Il vecchio e il mare". I veri “animali”, nel senso dispregiativo del termine, siamo noi.

mercoledì 25 dicembre 2013

RIFLESSIONI - La Luna


La luna è una magia. E’ lì da sempre, gira sopra di noi, a volte la guardiamo con indifferenza. Spesso però ce ne lasciamo suggestionare. Sulla luna sono state scritte centinaia di canzoni (per citarne due: Luna rossa e Blue Moon) e costruite decine di leggende: dal lupo mannaro che ulula nella notte sullo sfondo della luna piena al vampiro che si sveglia assetato,  al mito di Selene. La luna influisce sulle maree, detta i tempi dell’imbottigliamento di un vino, agisce sulla crescita dei capelli e delle unghie, sul ciclo delle donne, sulla nascita dei bambini, sulla crescita dei funghi, sulla semina degli ortaggi che va fatta in luna calante. Di un tipo di umore variabile si dice che è “lunatico”. Come me. Io “sento” molto la luna. Quando è in fase crescente mi aumentano gradualmente le energie fino a sentirmi al top – fisicamente e intellettualmente – nel momento della luna piena. Confesso che a volte ho scelto questa fase per fissare un appuntamento importante. Guardai con stupore la luna il giorno in cui l’uomo per la prima volta ci mise il piede sopra. Era il 20 luglio del 1969, una domenica, il fatto storico avvenne alle 4.57 del mattino. Ricordo che rimasi incollato alla televisione per una notte intera assieme a mia madre, avevo 31 anni. Gli astronauti americani Neil Armstrong (il comandante), Edwin Buzz Aldrin (pilota del modulo lunare) e Michael Collins (pilota del modulo di comando), partiti dal Centro Spaziale Kennedy di Houston, in Texas, si erano imbarcati sulla navicella Columbia, la missione straordinaria si chiamava Apollo 11. Armstrong e Aldrin allunarono con la capsula mentre Collins li aspettava nell’universo, fra le stelle. A dirla così sembra una favola, sembra fantascienza. Invece fu tutto vero. Lo testimoniava una telecamera della navicella spaziale che filmava ogni istante dell'evento. E già questo era una cosa stupefacente: immagini che ti arrivavano nitide dallo spazio in un'epoca in cui da noi la tv esisteva solo da 15 ann!
Armstrong fu il primo a scendere la scaletta per toccare il suolo, sei ore dopo l’allunaggio, il suo cuore registrava 110 battiti al minuto. Mise cautamente il piede destro sul suolo sabbioso, poi fece alcuni passi, cominciò a saltellare. Lo raggiunse poi Aldrin. Piantarono la bandiera americana, Armstrong pronunciò la famosa frase “Questo è un piccolo passo per l’uomo, un balzo gigante per l’umanità”.  Lasciarono messaggi per eventuali visitatori di altri mondi, raccolsero 21,5 kg di materiale, restarono in giro sulla luna per circa due ore e mezza poi risalirono fra le stelle. Sarebbero tornati sulla terra in mezzo all’Oceano Pacifico. 
Ricordo anche la piccola diatriba fra Ruggero Orlando, corrispondente Rai negli Stati Uniti inviato per l'occasione a Houston, e Tito Stagno, giornalista a Roma. Il contendere era il momento esatto dell’allunaggio. Stagno lo annunciò 56” prima che avvenisse, male interpretando i colloqui fra gli astronauti e gli uomini del centro spaziale a Houston, Orlando 10” dopo. Si intignarono in diretta per qualche minuto, ciascuno voleva assicurarsi il merito della documentazione esatta di un momento storico. Andai a letto a mattina fatta, letteralmente “stralunato” da quanto avevo visto in televisione: l’evento più straordinario della mia vita. Per una volta dico che sono fortunato a essere vecchio, io vidi l’uomo scendere sulla luna. Quelli nati dopo non possono nemmeno immaginare che cosa sia stato, che emozioni abbia suscitato.

domenica 22 dicembre 2013

RIFLESSIONI - Il Natale


Non esiste festività più magica del Natale, che ha tradizioni pluricentenarie. L’atmosfera - dettata dalla leggenda della nascita di Gesù e costruita sulla misera capanna, il bue, l’asinello, Maria, Giuseppe, il piccolo bambino, la stella cometa, i re magi - è suggestiva. Anche chi non crede si lascia avvolgere da sensazioni e sentimenti inusuali. C'è la famiglia, il pranzo speciale, l'albero addobbato, i regali, lo scambio di auguri, la musica. E magari anche il presepe, la rappresentazione figurata della natività, dovuta alla devozione di San Francesco d'Assisi che nel 1223 (790 anni fa!) la fece allestire per la prima volta al mondo a Greccio, in provincia di Rieti.
A creare la suggestione più forte del Natale è la musica che accompagna l’evento. Anzi, una musica in particolare: Stille Nacht, che in Europa è sinonimo del Natale. Vale la pena conoscere la storia della nascita di questa melodia. Le parole originali, in austriaco, le scrisse nel 1816 (197 anni fa!) il reverendo Joseph Mohr che era assistente parrocchiale a Mariapfarr, nel Langau, vicino a Salisburgo: "Notte silenziosa, santa notte. Tutto dorme; veglia solo la santissima coppia. L'amato bambino con i riccioli dorme in una pace celestiale". La musica – geniale e coinvolgente – la creò di getto su richiesta di Mohr due anni dopo Franz Xaver Gruber che era insegnante ad Arnsdorf e organista a Oberndorf. La prima esecuzione pubblica avvenne la notte del 24 dicembre 1818 durante la Messa di Natale nella chiesa di San Nicola di Oberndorf. Particolare curioso: l’organo della chiesa era inutilizzabile perché rosicchiato dai topi, così Mohr cantava con voce tenorile accompagnandosi con la chitarra mentre Gruber suonava il basso. Stille Nacht è il canto più straordinario che sia mai stato musicato, è stato tradotto in 300 lingue. In Italia prese il nome di Astro nascente: non era la traduzione di Stille Nacht ma un testo originale scritto dal prete bergamasco Angelo Meli nel 1937 sulle note di Gruber. In America preferiscono il loro Jingle Bells, creato nel 1857 nel Massachussets per il giorno del Ringraziamento e solo successivamente divenuto di moda per il Natale. Qualche sconsiderato l'ha adottata anche da noi per l'occasione!

Molto probabilmente questo è stato il mio ultimo Natale. Me lo sono fatto entrare nel cuore, musica e atmosfera. Ho voluto gustarlo fino a stordirmi.


STILLE NACHT

Stille Nacht! Heilige Nacht!

Alles schläft; einsam wacht

Nur das traute hochheilige Paar.

Holder Knab´ im lockigen Haar,

Schlafe in himmlischer Ruh!

Schlafe in himmlischer Ruh!

Stille Nacht! Heilige Nacht!

Gottes Sohn! O wie lacht

Lieb´ aus deinem göttlichen Mund,

Da uns schlägt die rettende Stund´,

Jesus in deiner Geburt!

Jesus in deiner Geburt!

Stille Nacht! Heilige Nacht!

Die der Welt Heil gebracht,

Aus des Himmels goldenen Höhn

Uns der Gnaden Fülle läßt seh´n

Jesum in Menschengestalt,

Jesum in Menschengestalt

Stille Nacht! Heilige Nacht!

Wo sich heut alle Macht

Väterlicher Liebe ergoß

Und als Bruder huldvoll umschloß

Jesus die Völker der Welt,

Jesus die Völker der Welt.

Stille Nacht! Heilige Nacht!

Lange schon uns bedacht,

Als der Herr vom Grimme befreit,

In der Väter urgrauer Zeit

Aller Welt Schonung verhieß,

Aller Welt Schonung verhieß.

Stille Nacht! Heilige Nacht!

Hirten erst kundgemacht

Durch der Engel Alleluja.

Tönt es laut bei Ferne und Nah:

Jesus, der Retter ist da!

Jesus, der Retter ist da!


martedì 26 novembre 2013

RIFLESSIONI - Discriminazioni


Mi fa molto arrabbiare il fatto che si parli più dei gay e delle lesbiche che dei disabili. Sia chiaro, non ho niente contro gli omosessuali: da piccolo avevo un cugino gay e da grande fra gli amici più cari due erano gay, un caro amico di mio figlio è omosessuale. Però non sopporto che nella comunicazione venga dato enorme risalto alle manifestazioni per i diritti degli omosessuali mentre attorno ai disabili cala un silenzio ipocrita e vigliacco. Con qualche minima eccezione: il Corriere della Sera a inizio 2012 ha istituito il blog Corriere.it Invisibili, che però resta sempre e solo una discussione interna. Leggo a inizio 2014 che "il governo è a rischio sulla questione dei matrimoni gay". La trovo una cosa oscena, offensiva. Così come il fatto che a Sochi, sede dei Giochi Olimpici Invernali, 2014, si sia parlato più di gay che di sport: per dire, Luxuria è andata apposta a Sochi per sbandierare uno striscione a favore dei gay. A "C'è posta per te" di Maria de Filippi c'è stato il primo bacio in diretta fra due uomimi. E al Festival di Sanremo 2014 è stato ospite tale Rufus, che Elton John definisce il più gande cantautore, con la canzone "Gesù Cristo è un gay": idiota, oltre che bestemmiatore. I problemi dei disabili sono un milione di volte più gravi di quelli dei gay, attorno a loro ruota un invisibile mondo di solidarietà che però non basta ad alleviarne il percorso di vita. Perché a fianco c’è anche un mondo altrettanto vasto di indifferenza. Basti pensare alla tranquillità di chi occupa il parcheggio di un disabile, al menefreghismo di chi fa costruire un ascensore in cui non può entrare una carrozzella, alle barriere insulse che si oppongono al passaggio di un disabile. A metà dicembre 2013 un corteo di malati di Sla a Roma aveva bloccato il traffico: molti automobilisti inviperiti gli hanno urlato di levarsi dai coglioni. A gennaio 2014 a Reggio Calabria hanno detto che negli asili nido non ci sono posti per bambini disabili: mancano gli insegnanti di sostegno. Una vergogna. Un gay è gay e basta, pur con tutti i suoi problemi. Un disabile ha mille sfaccettature di inabilità. Eppure i media propagandano con gran clamore le manifestazioni dei primi e ignorano le battaglie quotidiane degli altri. In tv è una gara ad ospitare gay, a solidarizzare con loro, ad “accettarli”. Vorrei vedere in primo piano altrettanti disabili. Ma no, non li chiamano, pare quasi che diano fastidio. E' come quando si ha paura di un problema e allora lo si ignora. Nei loro confronti c’è una sorta di indifferenza, quasi di repulsione, che maschera disagio e grande vigliaccheria. Si parla delle vessazioni dei gay ma non di quelle dei disabili, che sono anche oggetto di altre cialtronate indicibili. Nessuno si finge gay, moltissimi si fingono disabili: i gay dilagano in televisione, i falsi disabili dilagano nelle strade. Una volta beccati, sarebbero da bastonare e dopo, solo dopo, da sbattere in galera. Assieme ai medici che li certificano.

domenica 27 ottobre 2013

RIFLESSIONI - E vissero felici e contenti


Parere personalissimo: Halloween è la festa più insulsa che si potesse inventare, non ne capisco il senso. L’hanno riesumata gli americani (i soliti americani!) andandola a pescare dalla cultura celtica e storpiandone il senso. Ne è simbolo una zucca tenebrosa intagliata in modo da sembrare un teschio. Si dice: Felice Halloween!!! Felice? Se vedi qualcosa che impaurisce sei felice? All’inizio era una cosa per bambini, e questo è già deplorevole. Poi è dilagata nel mondo dei grandi mai cresciuti, che nell’occasione si travestono da fantasmi ghignanti, morti viventi rimbambiti, streghe col bitorzolo sul naso, vampiri sanguinolenti. Un divertimento che non ti dico!
Rifletto e rilevo che da che mondo è mondo le favole sono sempre state dispensatrici di angosce. Gli esperti dicono che servono ai bambini a sconfiggere le loro paure. Sarà, ma non ci credo. Hansel e Gretel dei fratelli Grimm, è la favola forse più celebre. Sono due bambini lasciati dal padre in mezzo a un bosco tenebroso: oggi si chiama abbandono di minore. Cammina cammina e cammina arrivano a una casetta. La proprietaria è una vecchia strega abituata a mangiare i bambini. Finisce che Gretel spinge la vecchiaccia nel fuoco del camino e la brucia viva. E vissero tutti felici e contenti. E’ più o meno quello che capita a Pollicino. E’ il più piccolo di sette fratelli abbandonati (dove?) nel bosco dai genitori che non sanno come mantenerli (ma non potevano farne meno?). Anche quei sette bambini camminano e camminano nel bosco tenebroso finchè arrivano davanti a un palazzo: lì abita un Orco che quando ha voglia di carne fresca mangia bambini. Pollicino, che ne sa una più del diavolo, scopre che l’Orco ha sette figlie, tutte con una piccola corona in testa. Frega le corone e le mette in testa ai suoi fratelli. Così l’Orco, preso dai morsi della fame, quando in piena notte si avvicina ai lettini per sgozzare le sue prede taglia la gola alle sue figlie. E' omicidio plurimo. Pollicino, che intanto si era segnato la strada con briciole di pane, scappa con i suoi fratelli. Ma l’Orco li insegue con i suoi stivaloni delle sette leghe. Nel momento in cui si ferma a dormire, Pollicino gli sfila gli stivali e corre dalla moglie del mostro e le dice che suo marito è stato rapito e che bisogna pagare un riscatto. Quella deficiente dell’orchessa gli consegna tutto l’oro che ha e Pollicino torna a casa sua e regala l’oro ai genitori che lo avevano abbandonato assieme ai suoi fratelli. Da quel momento naturalmente vissero tutti felici e contenti. Meno truce è la storia di Cappuccetto Rosso e della sua mamma che – incosciente – la manda da sola a casa della nonna in mezzo al solito bosco raccomandandole di stare attenta al lupo cattivo; la piccolina incontra il lupo malvagio il quale corre dalla nonna, se la mangia e aspetta la futura vittima. Fortuna che arriva un cacciatore che ammazza il lupo cattivo. Poi lo squarta e dalla pancia tira fuori la nonna ancora viva. 
Poi ci sono altre storie, meno truculente. Biancaneve si becca una mela avvelenata da una stregaccia, un’altra vecchia malvagia vuol far fuori la Bella Addormentata. Nel bosco, naturalmente. Meno male che poi tutti vivono felici e contenti. A Pinocchio va un po’ meno peggio: Mangiafuoco lo tiene solo in gabbia ma non se lo vuole mangiare; il padre di Pinocchio invece viene divorato da una balena ma poi anche lui se la cava. Anche stavolta finiscono tutti felici e contenti.
I genitori che raccontano queste favole dicono: Stanno così attenti, non fiatano… Per forza, hanno addosso una fifa blu! Per carità, non contesto il parere di autorevoli esperti che dicono che queste favole fanno un gran bene ai bambini. Esprimo solo qualche dubbio in proposito. Chissà se i figli degli esperti non hanno paura del buio o vanno di notte in un bosco col sorriso sulle labbra. E soprattutto: chissà se questi esperti che analizzano le favole “istruttive” hanno mai chiesto ai bambini che cosa ne pensano di queste storie orribili o se non preferiscano vedere un bel cartone di Tom e Jerry.

RIFLESSIONI - L'ossessione del sesso


Non so se sia sempre stato così ma è certo che adesso viviamo in un mondo ossessionato dal sesso. A cominciare da chi ci deve governare. Nel 1998 Bill Clinton aveva la stagista sotto il tavolo. Nel 2007 il senatore americano Larry Craig fu arrestato per aver tentato di fare sesso in un bagno pubblico con un poliziotto in borghese. Nel 2011 il francese Strauss-Kahn, presidente del Fmi, fu arrestato a New York con l’accusa di tentato stupro di una cameriera. Per il nostro Berlusconi nel 2010 è stato ripescato dalla cultura indigena indonesiana il termine “bunga bunga” in riferimento a presunti festini casalinghi. Nell’ottobre 2013 in Gran Bretagna è stato arrestato il vicepresidente della Camera dei Comuni per abusi sessuali su due ragazzi. La lista sarebbe lunga ma mi fermo qui: dove c’è potere e denaro ci sono maniaci del sesso. Adesso il fenomeno però pare aver invaso ogni strato sociale. Sociologi e psicanalisti si scannano per spiegarne il perché e non sanno dare una risposta certa. Anche se pare che Youporn abbia dato una bella spinta all’andazzo, assieme all’invenzione del Viagra e della pillola del giorno dopo. E assieme alla “liberazione” delle donne, sempre più disinibite. Rihanna, Lady Gaga e altri idoli dei giovani fanno a gara a chi si mostra più spogliata e sconveniente: Miley Cyrus a Londra ha cantato nuda, Lady Gaga alla fine di un suo brano si è tolta le mutande e se ne andata lentamente a culo nudo mentre il pubblico andava in delirio. Le giudico minorate psichiche, anche perchè non sanno il danno che fanno alle donne stesse. Forse è anche colpa loro se adesso dilagano le baby-prostitute che, svergognate, si danno via per i soldi che servono al trucco, ai bei vestiti, alle borsette griffate.
Oggi tutto è sesso. E la pubblicità cavalca il fenomeno con slogan a doppio senso: “Fidati, te la do gratis. La montatura”, dice una prosperosa ragazza ammiccando dai cartelloni. La montatura degli occhiali, s’intende. Per catturare l’attenzione si usa la parola magica: “SESSO SESSO SESSO – E ora che abbiamo attirato la vostra attenzione vi invitiamo nel rispetto di tutti a tenere un tono di voce moderato. Grazie.” diceva il cartello esposto davanti all’Osteria Mavi di Roma. A fine novembre 2013 una catena di ristoranti canadesi per pubblicizzare una propria guida si è inventata cibi a forma di genitali. Sono diventate famose le ucraine Femen: da alcuni anni protestano a tette nude contro il turismo e la discriminazione sessuale, una di loro nel gennaio del 2013 si è mostrata con i capezzoli al gelo anche in una piazza gremita di gente che ascoltava Papa Ratzinger, non ricordo a che cosa fosse dovuta quella dimostrazione. Un'altra un anno dopo per non essere da meno si è esibita davanti a Papa Francesco. A Natale 2013 un'altra di queste esaltate ha fatto irruzione con i capezzoli al vento durante la messa a Colonia. Ad ogni occasione, adesso le donne si spogliano in pubblico. A mio parere se vai in giro a tette nude incrementi il turismo sessuale, ma forse sono troppo in là con l'età per capire certe cose. No invece, ho ragione io. Sono delle povere mentecatte. Da ringhiudere in un ospedale psichiatrico.
A Los Angeles ogni anno c’è il festival del porno. “Cinquanta sfumature di grigio”, scritto da un’inglese nel 2011, è diventato un bestseller dell’erotismo ed è stato tradotto in film. E pensare che ai miei tempi si leggeva di nascosto l’innocente “L’amante di Lady Chatterly”, scritto nel 1928, subito tolto dalla circolazione per oscenità e poi riapparso in Europa nel 1960: per la prima volta si faceva cenno alle fantasie e ai desideri delle donne e questo pareva sconvolgente. Il tema della pedofilia invece veniva sottinteso nel romanzo di Nabokov "Lolita", del 1955. Tutta roba all'acqua di rose, comunque. In Germania in tv c’è “Make Love”, un reality del sesso che dovrebbe insegnare i segreti del piacere. Da noi Rocco Siffredi, ex pornoattore, sul piccolo schermo insegna alla sua maniera a tener vivo il desiderio. L’ultima trovata è di una compagnia tedesca, che ha inventato la vodka al sapore di tette: il liquore viene cosparso sui seni di prestanti ragazze e poi imbottigliato, così – dicono – ne conserva il sapore.  Una vera e propria perversione. Eric Cantona, calciatore francese ed ex del Manchester U. ha recitato (?) in un film porno, adesso sono stati offerti 7.800 euro ad Asprilla, ex del Parma, per fare un film del genere: pare che abbia un attrezzo spropositato (lo rivelò Buffon in una intervista) e questo naturalmente è fondamentale per la “recitazione”. Alcuni scienziati definiscono questa ossessione per il sesso una vera e propria malattia. Paradossalmente pare che nelle coppie dopo il primo anno di matrimonio il calore si affievolisca. Con grande piacere dei medici che adesso si specializzano nelle disfunzioni erettili o nella eiaculazione precoce. E nelle ristrutturazioni delle vagine un po' consunte dagli anni. Io sono vecchio e non capisco, ma penso che la gente sia impazzita. E tutto questo sinceramente mi fa schifo.

giovedì 24 ottobre 2013

RIFLESSIONI - Un mondo di giochi


Se ti guardi in giro ti viene subito da pensare che stiamo allevando generazioni di bambini felicissimi, appagati e sempre sorridenti. Nei supermercati ci sono enormi reparti colmi di giocattoli di ogni tipo, dalle bambole agghindate come fotomodelle alle automobiline a motore, dagli eroi dei cartoni animati ai pupazzi di plastica e ai pelouches. Le stesse cose le vedi nelle cartolerie e nei negozi specializzati. E poi ci sono i parchi-giochi, contenitori di divertimenti assortiti: da Mirabilandia a Gardaland e a Fiabilandia, dalla stupefacente Legoland in Germania alla mirabolante Disneyland di Parigi. 

Viviamo in un’epoca di esagerazioni, e queste toccano anche il mondo dei bambini. Inutile poi venire a dire: si stanca subito di un gioco… E’ ovvio, quando la scelta è sterminata succede così: subentra la noia, in attesa della prossima novità. Mi viene spontaneo pensare alle poche cose di cui un tempo disponevano i bambini per divertirsi e passarsi il tempo. All’aperto c’erano i giochi con le palline nelle piste scavate nella terra o nella sabbia, le gare di tappi di latta su una pista disegnata sui marciapiedi col gesso, rubabandiera, nascondino. In casa c’erano gli eterni “giochi da tavolo”, dal Monopoli (inventato dagli americani nel 1935) ai Puzzle (risalgono al 1760), dal Gioco dell’Oca (1560, origine italiana), alle costruzioni con pezzetti di legno poi trasformati da un danese nel 1949 nei cosiddetti Lego. Le bambine giocavano con le bambole di pannolenci (la ditta torinese Lenci le produsse dal 1919), i maschietti con le automobiline di latta. 
Personalmente ricordo che da piccolo mi fabbricavo delle macchinine con la terra-creta, la terracotta insomma: con le mani plasmavo un rettangolo, con un temperino intagliavo cofano e sportelli poi aggiungevo le quattro ruotine che ovviamente non giravano; quando ne avevo voglia, e se in casa trovavo della vernice, le lasciavo seccare e poi le coloravo. Erano piccoli gioielli. Bè, era una bella sensazione davvero crearsi qualcosa da solo! Il mondo è andato avanti e com’è giusto che sia molte cose del passato sono scomparse, compresi giochi e giocattoli. Ma assieme ad essi sono scomparsi anche la fantasia e la creatività. 
 Adesso è tutto già fatto, suggestivo certo, ma magari pauroso. La soddisfazione del possesso di un gioco dura lo spazio di un sorriso, quando è possibile farlo. Perché oggi in commercio ci sono anche giochi da paura o che comunque non lasciano tracce di serenità: accanto ai giocattoli “educativi” ci sono mostri, alieni, vampiri, robot, guerrieri attrezzati apposta per combattere e distruggere; i Gormiti vengono esaltati per la loro “forza devastante”, per esempio; c’è un tale Lord Magor definito come “il male più oscuro”. Mi piacerebbe sapere cosa passa per la mente di coloro che si inventano orrori del genere. Dicono che anche questi sono educativi, per aiutare i bambini ad esorcizzare le loro paure. Roba da psicanalisti. Psicanalisti – dico - per coloro che inventano questo tipo di giocattoli. Forse qualche ragazzino alle prese con facce feroci o fiamme sputate si divertirebbe di più se talvolta provasse il Gioco dell’Oca o il Monopoli.