giovedì 19 settembre 2013

LE MIE PASSIONI - I fumetti



Da taluni sono sempre stati considerati un genere di letteratura “leggera”, poco impegnativa. Per me invece sono sempre stati una fonte di conoscenza, istruzione, educazione. I fumetti sono una cosa seria! Non è un caso se Enzo Biagi ha scritto i testi di una “Storia d’Italia a Fumetti”, se un editore come Mondadori ha pubblicato una “Storia della Cina a fumetti” o se la Marvel ha dato alle stampe le strisce di “The Life of Pope John Paul II”. Come tutti, io ho cominciato da piccolo leggendo “Topolino”, che era un settimanale di grandi dimensioni: le avventure dell’eroe disneiano in perenne lotta con il feroce Gambadilegno mi affascinavano, mi intrigavano quelle di Orazio e Clarabella, mi divertivano quelle di Pluto e dello svagato Pippo. Contemporaneamente a Topolino mi appassionai al "Corriere dei Piccoli", il cui personaggio di spicco era il Signor Bonaventura. Poi conobbi il selvaggio West attraverso i fumetti di “Tex”, che erano libricini di piccolo formato, come quelli di “Gim Toro”. 


Fu attraverso “il Vittorioso” che scoprii un mondo di storie, avventure, informazioni straordinarie messe in piedi da artisti di grande spessore: nella mia biblioteca ho le annate rilegate dal 1950 al 1953. In questo settimanale per ragazzi dominava il fenomeno Jacovitti, autore e disegnatore umoristico, di cui col tempo ho raccolto l’intera produzione. 
Altre meraviglie scoprii leggendo l'"Uomo mascherato", il primo supereroe in calzamaglia, e "Mandrake", il mago che aveva come assistente l'africano Lothar, entrambi scaturiti dalla fantasia di Lee Falk. Poi l'italianissima "Pantera bionda", creata nel 1948, la prima eroina vestita solo di un succinto bikini leopardato che suscitò le ire del mondo cattolico, e "Flash Gordon", che ti portava nell' universo sconosciuto di pianeti misteriosi. Di tutti questi personaggi conservo alcuni preziosissimi e originali fascicoli.




Il vanto della mia biblioteca fumettistica restano però le avventure di Michel Vaillant, un pilota da corsa inventato dal belga Jean Graton, divenuto talmente popolare da sollecitare la creazione di un vero team chiamato “la Vaillante”: ne ho una ventina di volumi in lingua originale. Altro pezzo forte della mia collezione sono sette annate (1965-1972) di “Linus”, un mensile che fece conoscere a tutti i “Peanuts” di Charles Schulz, con in prima fila un personaggio come Charlie Brown, poi due annate (1967-1968) di “Eureka” che rese popolare Andy Capp. Ho raccolto in volumi tutto Crepax, Cortomaltese di Hugo Pratt e le opere di Milo Manara, l'artista che in tempi recenti ha tradotto in fumetti la vita di Valentino Rossi per la rivista "Rolling Stones". Insomma, quando mi voglio svagare un po' basta che allunghi la mano e prenda a caso qualche storia disegnata.

La mia passione per i fumetti mi portò a vivere una esperienza inedita e gratificante: nel 1986 per “Topolino sport” di Mondadori scrissi i testi di un fumetto da me inventato e disegnato da Paolo Ongaro: il protagonista era Bobby Gol e attorno a lui avevo costruito storie. Non fu facile: un conto è scrivere un articolo o un libro e un altro è adattare i pensieri alle varie nuvolette o finestrelle di un fumetto. Ne uscì un buon lavoro, credo, grazie soprattutto alla pazienza e alle grandi capacità di Ongaro. Qui sotto riporto la prima pagina del primo episodio, l’Arpa birmana, che concepii sulla base di una esperienza vissuta in prima persona, la trasferta in Birmania della Nazionale di Serie C guidata da Bearzot.

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